venerdì 15 gennaio 2016

Ex voto - Marcello Fois




Antonia vive in Australia, preferisce che tutti la chiamino Tony, e' una donna coriacea, apparentemente sicura di sé, nel lavoro e nella vita sentimentale. La famiglia di Tony, di origini napoletane, è emigrata in Australia quando lei era ancora una bambina, madre e padre vivono ancora perennemente sintonizzati sui canali della televisione italiana. Ha una figlia, Jenny che, è una sorta di bambolina fragile, una creatura innocente da proteggere da tutti i pericoli che potrebbe incontrare fuori dal nido materno. Sia Tony che Jenny sono però, ognuna a suo modo, due donne interrotte, incapaci di vivere pienamente. Dietro il trasferimento in Australia si cela una storia dai tratti inquietanti: si intrecciano dicerie, gelosie intorno a un oscuro prodigio che la Madonna dell'Arco avrebbe concesso alla madre di Antonia. Quale è stato il prezzo di quel miracolo? Quale concreta verità si cela dietro questa storia di paese? Che ricadute ha avuto su Tony e la figlia?

Come si può intuire già dal titolo, il romanzo si gioca sulla mescolanza di elementi prodigiosi e irrazionali che si insinuano nella storia famigliare in un contesto, quello australiano, lontano dal folclore partenopeo. A questo si contrappone una protagonista fermamente intenzionata a tagliare ogni rapporto con il passato, con il suo retaggio storico-famigliare. L'ambiguità domina il romanzo, perché dietro al miracolo, al rapporto con il divino, esistono ragioni forse più complesse ma molto più concrete. Questi diversi piani di realtà che si intersecano, pur nella semplicità della narrazione, sono tra le più felici intuizioni di Fois. L'autore rilegge la storia famigliare con i toni di una leggenda, di una fiaba popolare. In Ex voto la spiritualità non è relegata ad elemento folklorico o simbolico, ma incide profondamente nella vita dei personaggi, anche in chi, come Antonia, sembra esserne immune.

Pur con questo intreccio di temi, e un accattivante velo di mistero, il romanzo si rivela però piuttosto deludente, soprattutto se si ha avuto modo di conoscere Fois in altri romanzi. Ex voto ha infatti, a mio parere, un primo grandissimo difetto: è permeato da un fatalismo eccessivo. Ogni evento, ogni comportamento o umore ha la sua spiegazione ben confezionata, come se tutto derivasse meccanicamente da un passato, prodigioso o meno che sia. La sensazione dominante è che i personaggi siano stretti nella morse di un destino ineluttabile, pedine, frutto della scelta di altri. In parte questo è comprensibile all'interno di un romanzo che si presenta come una saga familiare ridotta ai minimi termini, dove i destini individuali sono legati tra loro da una storia comune; ma l'insieme risulta a tratti troppo macchinoso e artificiale. Sospetto infatti che, dietro al fatalismo, forzatamente spacciato come motore dell'azione, ci sia soprattutto un problema di composizione troppo schematica.

Resta l'impressione che il romanzo proceda in maniera poco dinamica, addirittura a tappe. Gli snodi più importanti non sono inseriti in un mosaico che si compone gradualmente, ma brutalmente offerti al lettore. Il romanzo si sviluppa per rivelazioni: personaggi che improvvisamente, e senza una spiegazione o un evento preparatorio, svelano traumi, segreti, verità nascoste. Tutto appare slegato, con personaggi che poche pagine prima soffrono disperatamente, superano poi i loro problemi all'improvviso. C'è una totale scollatura tra i comportamenti dei protagonisti e i grandi temi, dolorosi e traumatici, toccati nel romanzo. Freddo e piatto, il romanzo procede nella totale indifferenza nella resa delle emozioni umane. Ex voto sembra più l'impalcatura di un romanzo, un'idea, una struttura narrativa non del tutto sfruttata.

Così come la narrazione risulta forzata, anche i personaggi non si allontanano troppo dall'essere semplicemente dei tipi: rappresentano delle funzioni, sfiorando fastidiosamente l'allegorico, senza una reale unicità e consistenza. Pur avendo ciascuno un buon ritratto complessivo, anche in quest'aspetto, si percepisce troppo come nulla sia casuale, nella perfetta, ma purtroppo fredda, costruzione del romanzo.


Ex voto non ha quella vividezza che i romanzi di ambientazione sarda dell'autore hanno. In quei casi l'intreccio dei destini, di fatali incontri, si sposano decisamente meglio con un modo di narrare, anche se sempre lineare, più disteso e articolato, musicale. L'idea di utilizzare elementi folclorici, ridarli vita e vigore addosso a dei personaggi, è sicuramente interessante, ma poteva essere impiegata con esiti ben più originali. Il reimpiego in un contesto contemporaneo di un'antica cultura popolare è apprezzabile. Dell'ennesima saga famigliare imbevuta di elementi provvidenziali non c'era assolutamente bisogno.

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Ex voto
Marcello Fois
Minimum Fax
2015
101 pagine