sabato 12 dicembre 2015

I miei piccoli dispiaceri - Miriam Toews







Elf e Yoli sono due sorelle molto diverse tra loro, ma profondamente legate. Cresciute in una famiglia della comunità mennonita canadese, la loro vita da adulte prende strade molto diverse. Elf è geniale, ha un grandissimo talento naturale che l'ha portata a suonare il pianoforte nei più grandi teatri del mondo. Il suo genio si è espresso fin da bambina, semplice e naturale, apparentemente senza sforzo; la sua vita è costellata di successi, soldi, celebrità, passione. Yoli è la sorella più piccola, fin da piccola mostra devozione e curiosità per la sorella, ha una personalità più sfuocata, acerba. Yoli, anche da adulta, sembra non riuscire a scrollarsi di dosso questo senso di incompiutezza: la sua vita è un caos di ex mariti, figli, aspirazioni professionali frustrate. Yoli è una scrittrice, la testimone, la voce narrante di questo romanzo. La vita apparentemente perfetta di Elf nasconde però una fragilità inaspettata. I tentativi di suicidio di Elf sono al centro del romanzo, della vita delle due sorelle e dell'intera famiglia. Una famiglia di superstiti, infatti la tendenza al suicidio sembra tragicamente congenita.

Il tema del suicidio, anche quello spinoso del diritto ad una morte assistita anche per chi soffre di gravi forme di depressione, è trattato con una strepitosa miscela di ironia, sgomento e tenerezza. Tutto sembrerebbe portare I miei piccoli dispiaceri verso il romanzo dai toni tragici, ma non è così. Miriam Toews riesce invece a toccare una gamma di emozioni e registri davvero varia e sorprendente. Proprio in questo aspetto risiede la forza del romanzo. In I miei piccoli dispiaceri si coglie perfettamente come in tutte le piccole o grandi tragedie famigliari, fuori dalla finzione letteraria, il tragico lascia spesso il posto al comico. Il dolore non si manifesta sempre e solo come una patetica messinscena melodrammatica, ma attraversa fasi diverse, lascia spazio a momenti di distensione o viene occultato dalla concreta vita quotidiana, dalla vita che va avanti nelle sue piccole cose.

La stravaganza dei personaggi è un altro elemento chiave del romanzo. In primo luogo c'è l'alchimia tra le due sorelle, palpabile in ogni loro dialogo. Si alternano con vivacità battibecchi su inezie, litigi, momenti spassosi; ma è da questo confronto che si rivelano la fragilità più intime. Due sorelle, specchio l'una dell'altra. Indimenticabili sono anche i personaggi di contorno, soprattutto gli altri membri di questa sfortunata famiglia. Generazioni diverse di donne forti, capaci di resistere all'urto dei drammi della vita con un pizzico di follia, sono il collante di una famiglia incline all'autodistruzione. Nella stessa famiglia è come se ci fossero due eredità genetiche, incarnate dalle due sorelle Yoli ed Elf, l'una protegge l'altra distrugge, una è vita l'altra è morte. Ciò che sembra insito non nel singolo individuo, ma nella storia famigliare, trova in parte spiegazione nelle particolarissime caratteristiche della comunità mennonita. I mennoniti formano una comunità che si richiama ai valori primitivi della cristianità, hanno subito persecuzioni e migrazioni, hanno costruito uno stile di vita allo stesso tempo soffocante e temprante, tra la repressione di tutto ciò che è voluttuoso e la pratica costante della resistenza alle asperità della vita.


La scrittura di Miriam Toews è brillante, non solo nei dialoghi tra le due sorelle. La vitalità e la varietà sono apprezzabili in tantissimi altri aspetti, a partire dal racconto che la narratrice, Yoli, fa della della sua vita caotica e buffa. I pensieri di Yoli si affastellano sulla pagina, saltano da un argomento all'altro, in un gioco vivace e mai noioso. Suscita anche una certa tenerezza leggere come questa donna, comprensibilmente impreparata di fronte al desiderio di morte della sorella, cerchi di escogitare delle soluzioni, a tratti con disarmante ingenuità. Con questo vortice di pensieri, spesso apparentemente poco focalizzati sul tema dominante, l'autrice riesce a trasmettere un forte senso di realtà, lontano da ogni tentativo di romanzare eccessivamente la vicenda.

Se proprio occorre trovare un piccolo difetto del romanzo, sta nel fatto che l'autrice abbia  forzato, in alcune occasioni, la verosimiglianza di alcuni episodi, per poter marcare l'eccentricità dei personaggi. Soprattutto nel finale, si gioca forse troppo sullo spirito anticonformista dei protagonisti, facendoli fare delle scelte poco credibili. Il gusto per l'eccentrico è fortemente presente anche nei dialoghi, nel modo di parlare e di pensare. L'effetto ricercato è quello di spiazzare il lettore con battute sferzanti e sopra le righe; ma questo, in alcuni casi, avviene discapito della fluidità della narrazione.


I miei piccoli dispiaceri è una lettura emozionante e piacevole. Incredibile come, al di là del tema delicato e drammatico, traspaia una forte positività. Più che sul tema del suicidio è un romanzo sul tema delle relazioni umane, sul senso di appartenenza ad una famiglia, sull'aiuto reciproco e la solidarietà incondizionata, anche nel dolore.


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I miei piccoli dispiaceri
Miriam Toews
traduzione di Maurizia Balmelli
Marcos y Marcos
2015
363 pagine






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