giovedì 3 dicembre 2015

Collezione novembre 2015






Ne Il dio dei sogni, Alexander McCall Smith recupera il mito celtico di Angus, la divinità preposta ai sogni. Con lo stile piano e terso caratteristico della narrazione mitica che si tramanda di bocca in bocca, di generazione in generazione, racconta la nascita del dio, la crescita e lo sviluppo dei suoi magici e graditi poteri. Quando Angus passa accanto agli uomini, i loro sogni diventano estremamente vividi, si mescolano con la realtà, sprigionando desideri e potenzialità di ognuno. Nei brevi racconti in cui è diviso questo libro, ogni tanto si abbandona l'atmosfera trasognata del mito per un'ambientazione contemporanea. Il mito si rispecchia nella realtà, nelle vite di tutti i giorni si rivive la storia di Angus, il dio dei sogni. Se il progetto sembra abbastanza interessante, in realtà i racconti non sono niente di memorabile. Menzione speciale alla splendida copertina, che, ammetto, è l'unico motivo che mi ha spinto a prendere in mano questo libro.



Ne Il grande male, un graphic novel, David B racconta la malattia del fratello, affetto fin dall'infanzia da gravi attacchi di epilessia. Attraverso i disegni di David B, dove si miscelano elementi reali a rappresentazioni simboliche, irrazionali e immaginifiche, l'autore testimonia il tormentato percorso del fratello, e di tutta la sua famiglia, alla ricerca di una guarigione. La malattia è rappresentata come una montagna da scalare, la cui età sembra però spostarsi sempre più in là. Si tocca anche il tema della rassegnazione, della malattia che prende il sopravvento. Grandissimo spazio è riservato alla continua ricerca di cure più o meno alternative, bizzarre. In maniera abbastanza imprevedibile il romanzo si spinge anche su temi esoterici, filosofici, lasciando alle volte interdetti, e annoiati. A parte alcuni momenti realmente angoscianti, a prevalere è un senso di monotona ripetizione di uno schema narrativo. È vero che questo graphic novel era originariamente diviso in volumi, ma questo non giustifica una povertà nella struttura narrativa.



I miei piccoli dispiaceri di Miriam Toews è un romanzo interessante e piacevole sotto molti punti di vista. Con uno stile non banale, con un modo così spigliato, pungente e coinvolgente di seguire i pensieri della protagonista narratrice, la Toews racconta una storia altrettanto originale. Elf è la sorella geniale ma tormentata, Yoli quella meno realizzata, apparentemente più caotica, ma più resistente. I tentativi di suicidio di Elf sono al centro del romanzo e della vita delle due sorelle e dell'intera famiglia. Una famiglia di superstiti, infatti la tendenza al suicidio sembra tragicamente congenita. Il tema del suicidio, anche quello spinoso del diritto ad una morte assistita anche per chi soffre di gravi forme di depressione, è trattato con una strepitosa miscela di ironia, sgomento e tenerezza. Un romanzo assolutamente consigliato.



In Marco Polo. La via della seta, Maro Tabilio affronta la coraggiosa sfida di immergersi nelle atmosfere del celebre viaggio del mercante veneziano. Non un adattamento o una riscrittura del Milione, ma un'opera dal taglio originale. In questo graphic novel si avvicendano materiali compositi: ampio spazio è naturalmente dedicato al viaggio, ma la narrazione e l'itinerario è interrotti da resoconti di sogni, e, soprattutto, da magnifiche mappe. Queste mappe hanno catturato la mia attenzione, non solo per la bellezza del disegno, ma per la particolare commistione di realtà e irrazionale, gioco infantile e simbolismo. Tutti questi materiali sono retti da una cornice narrativa in cui Marco Polo, in carcere a Genova, racconta la sua storia al compagno di cella, Rustichello da Pisa, che è stato davvero colui che ha materialmente steso il Milione, che in questo libro è una sorta di buffo cantastorie fanfarone. Marco Polo. La via della seta è, in un certo senso, quanto di più simile a uno scartafaccio immaginario che precede idealmente la stesura del Milione. Nulla da dire sul disegno, sulla capacità, ad esempio, di rendere efficacemente i silenzi, la desolazione, la paure del viaggio. Quello che non mi ha convinto fino in fondo è la tenuta complessiva dell'opera: priva di centro, ricchissima di spunti e direzioni, perde di tensione emotiva. Del tutto evitabili, a mio parere, alcuni indugi di carattere metaletterario e, in generale, un uso troppo autocompiaciuto di espressioni idiomatiche, allusioni colte o comunque di sapore didascalico. In conclusione, è un graphic novel ambizioso, non di immediata comprensione, da sfogliare con cura. Più un'opera da contemplare visivamente che una storia da gustare.



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