mercoledì 30 dicembre 2015

Collezione dicembre 2015




Non c'è cosa più bella di cominciare il nuovo anno con nuove letture, buttandosi prima alle spalle tutti quei libri incominciati ere geologiche fa, che aspettavano pazienti sul comodino. Non sono affatto libri brutti e noiosi, ma per qualche motivo me li trascinavo da un po'.


Tutti i fuochi il fuoco è una raccolta di racconti di Julio Cortàzar, i testi sono molto diversi fra loro per ambientazione e tematiche, la varietà è notevole e piacevole. Cortàzar usa meccanismi narrativi dove l'artificio letterario è volutamente evidente: testi costruiti ciclicamente, per accostamenti e iterazioni. I racconti hanno sempre qualche elemento surreale che li fanno sembrare delle fiabe senza tempo. Non sono male, con il tempo li ho rivalutati. Mi hanno ricordato vagamene Buzzati, forze c'è qualcosa anche di Cechov.



L'infinito viaggiare di Claudio Magris. Vale la pena anche solamente leggere la prefazione, un bel saggio sul tema del viaggio fondamentale per capire meglio l'intera opera. Il libro ha stazionato un bel po' in casa, perché, proprio per il suo carattere fortemente riflessivo, quasi meditativo, si presta a una lettura lenta. Magris crea, attraverso brevi testi, un itinerario che si muove da Ovest a Est, che tocca vari luoghi speciali, luoghi abitati da minoranze, culture che resistono. L'autore non solo dispiega la sua enorme conoscenza storica, letteraria e culturale, ma anche uno stile raffinato e complesso, molto appagante. Richiede grande concentrazione, che non sempre ho avuto.



Un altra raccolta di testi eterogenei è Brevi interviste con uomini schifosi di David Foster Wallace. Questa raccolta è uscita dopo il successo di Infinite Jest, e, in effetti, si possono apprezzare molti punti di contatto con il capolavoro dell'autore: scrittura torrenziale, le celebri note, spaccati sui comportamenti isterici nella contemporaneità. I testi (non sono propriamente tutti racconti) non sono tutti dello stesso livello, ma ci sono passi di grandissima intensità.



Incominciate in primavera, ho finito pochi giorni fa le Argonautiche di Apollonio Rodio: il poema alessandrino sull'impresa di Giasone e gli Argonauti per recuperare il vello d'oro, il poema di Medea. Ho trovato molto interessante leggere un testo epico che, rispetto ai più celebri poemi omerici, è molto più raffinato e snello, non solo nella mole, ma anche perché purificato da tutto l'apparato formulare e la stratificazione del testo epico più antico. Apollodoro è un autore che stimola la curiosità del lettore, che gestisce sapientemente la materia con personalità e originalità. Potrebbe essere una lettura fattibile anche per chi non ha basi classiche, magari dopo aver ripassato a grandi linee il mito alla base del poema.


Restando in tema di classici latini e greci, ho concluso anche la lettura degli Annali di Tacito. Questo libro dello storico latino, specialmente in alcuni passaggi, potrebbe competere per incisività e sensibilità stilistica con testi molto più recenti e accattivanti. Soprattutto nell'ultima parte, che riguarda i principati di Claudio e Nerone, è davvero incredibile come, con poche frasi, riesca a restituire il clima dell'epoca ed esprimere un giudizio storiografico cristallino.



Libri piccoli! Il resto del mese è stato saggiamente impiegato a rimpinguare la mia biblioteca ideale dell'anno leggendo libri piccoli, veloci, da una sera e via. Libri piccoli non vuol dire chiaramente libri stupidi. Libri piccoli, piccole recensioni.



Può essere interessante un libro che parla di un vecchio pescatore trascinato notte e giorno da un pesce che non riesce a vedere? Certamente! Hemingway ne ha fatto un capolavoro: Il vecchio e il mare. Uno splendido breve romanzo di grande equilibrio tra liricità e descrizione realistica.



Il Sogno di Scipione è un piccolo concentrato di cultura antica. Al di là dei singoli temi e delle dottrine con cui Cicerone costruisce in sogno una teoria dell'anima e una visone dell'universo, è nel suo insieme che si coglie quanto fosse articolata la preparazione culturale di un intellettuale romano. Il testo fa parte di un'opera più vasta, la Repubblica, ma è possibile tranquillamente leggere solamente questo sogno, che ha avuto una fortuna immensa dal Medioevo a oggi ed è sicuramente uno dei vertici della letteratura latina.

Sempre sul tema onirico, ho letto Sogni di sogni di Antonio Tabucchi. In questo piccolo libro l'autore immagina che autori a lui molto cari, di tutte le epoche, siano protagonisti di un sogno. In questi sogni spesso emergono caratteristiche della loro arte. Ci sono i sogni di Apuleio, Coleridge, Checov, Pessoa e molti altri. Questo libro non è tanto interessante per questi brevissimi testi, ma per il fatto che costituisce una sorta di canone di autori di riferimento, utili per conoscere meglio Tabucchi.


Ex voto è l'ultimo romanzo di Marcello Fois. L'autore non si discosta ai suoi soliti binari rappresentati dalla storia famigliare, il legame con la terra e la tradizione; c'è però anche il tentativo di proporre qualcosa di nuovo ambientando il romanzo in Australia. Su quest'opera pubblicherò presto una recensione, per ora dico solo che non è stato nulla di entusiasmante, ben al di sotto di altri romanzi dell'autore.



Arboreto salvatico è un libro che ho corteggiato a lungo. Mario Rigoni Stern propone una rassegna di tutti gli alberi che ha piantato in un suo appezzamento, con i quali cresciuto e che rappresentano la sua terra e la sua storia. In primo piano c'è la descrizione botanica delle varie specie arboree, senza fronzoli letterari; ogni albero evoca poi momenti della sua vita, episodi o riflessioni, ma niente di particolarmente significativo. L'aspetto descrittivo è nettamente predominante, ma non privo di fascino.

Thomas Mann con La morte a Venezia riesce a restituire perfettamente l'atmosfera della città di inizio Novecento, tra i miasmi portatori di malattia e sprazzi di luce e bellezza. È un romanzo breve di grande intensità, dove si mescola abilmente l'alto e il basso, la nobiltà dei sentimenti, capaci di elevare spiritualmente l'uomo, al riso amaro di una morte beffarda. Un capolavoro.




Gianni Celati, con Costumi degli italiani. Un eroe moderno, inaugura un ciclo di racconti tutti legati tra loro, toccando vari temi e aspetti storico-culturali propri della seconda metà del Novecento italiano. In questa prima raccolta i racconti hanno come protagonisti alcuni adolescenti che stanno cominciando a esplorare il mondo degli adulti: le differenze di classe, le convenzioni sociali, i rapporti con l'altro sesso, la realizzazione di sé. Come in altri lavori di Celati, è notevole la capacità affabulatoria, la costruzione di semplici ma efficaci sviluppi narrativi. 



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