giovedì 28 maggio 2015

Al Salone del Libro 2015 #2

Ma veniamo finalmente all'articolo poraccio, il post cazzaro, il resoconto sgarzolino, trasudante la giusta dose di snobismo. Del resto che vi importa di incontri a cui non avete partecipato? E della mia opinione su libri e scrittori che non ho ancora letto? Non prendiamoci in giro, il Salone del Libro non è propriamente il giardino di Epicuro: nella sua natura c'è anche l'anima caciarosa del mercato, della sagra, del giorno di festa patronale. E non c'è niente di male.



Ecco allora un po' di cose a caso sul Salone del Libro.

[1] Prima un passo indietro. Quando ho capito che potevo ottenere l'accredito da professionista con questo blog, quindi uno sconto sul biglietto d'ingresso al Salone, mi sono sentito un genio del male. Bravo blog, sei servito a qualcosa.


[2] Sarebbe stato troppo intelligente e furbo fare qualche foto decente da postare sul blog; ma, da bravo blogger improvvisato, i miei pigri tentativi di fare un paio di scatti hanno prodotto al massimo questa questa roba qua. Dopodiché mi sono arreso per manifesta incapacità fotografica. Se cercate foto di cataste di libri, di code interminabili, del susseguirsi degli stand, e il consueto vip watching (Guarda lì! C'è una persona famosa! Chi è? Perché è al Salone? Intanto mi faccio una foto, poi lo scopro), vi tocca andare da qualche altra parte.

[3] A proposito di vip e personaggi televisivamente noti: tira di più un pelo di Gramellini che, che ne so, tutta la scuderia degli autori Einaudi messi insieme. Ne ho avuto la prova quando, la maggior parte delle persone intorno a me in coda per assistere all'incontro di presentazione dell'ultimo libro del compianto Carlo Fruttero, in cui sarebbe intervenuto tra gli altri anche il noto giornalista, hanno felicemente ridotto il tutto in: “Vado a sentire Gramellini”. C'era gente che addirittura pensava che presentasse un suo libro...a caso. 

Comunque, a proposito di Gramellini & Co., propongo che l'anno prossimo al Salone sia innalzata una statua crisoelefantina a Fabio Fazio, perché a quanto pare non si vende un libro che sia uno se non grazie a lui. Vai da Fazio e … SBAM! Primo in classifica.

[4] Sempre sul tema libri e mode (anche) televisive. Il Salone è letteralmente infestato dalla cucina, tanto da esserci una sezione apposita, Casa CookBook, con una selva di eventi, showcooking, parate di chef stellati e non. Il Salone è quel posto magico dove Antonella Clerici e Benedetta Parodi, invece che prendersi a mattarellate in testa, conversano amabilmente dei loro libri e del fenomeno cooking. Adesso, non sono cretino, il settore dei libri di cucina è innegabilmente importante, ma altro che libri di cucina: qui si cucina proprio, qui si degusta, qui se magna e se beve!

[5] Mentre ero in coda per qualche evento (la coda, una costante della mia permanenza a Torino e al Salone) non ho potuto non notare i piccolissimi stand di altrettanto piccolissimi editori nello spazio chiamato Incubatore. Che tenerezza. Questi poveri disgraziati (a cui va tutto l'onore di cercare di fare un lavoro difficilissimo, sia chiaro) messi ai margini della fiera, inscatolati, una sedia pieghevole e un tavolino, alle spalle una locandina appesa con quattro puntine, spesso soli, cosa che se ti scappa la pipì sei fregato. Ecco, più che incubatori, con l'aria che tira per l'editoria italiana, io li chiamerei direttamente loculi.

[6] Tutt'altra cosa, naturalmente, i scintillanti stand delle case editrici più affermate, piccole, medie e grandi. Al Salone del libro sono atterrate astronavi bianchissime. Sono gli stand dei grandi espositori: Mondadori, Einaudi, Mauri Spagnol (GeMS), Rizzoli. Farci un giro è d'obbligo, anche se vagamente inutile dato il bombardamento pubblicitario che sono in grado di fare per ogni loro uscita su tutti i media possibili. Certo, le pile di libri nuovissimi, le eleganti collane Einaudi o la particolare serie cromatica dei volumi Adelphi mi hanno fatto un certo effetto. Le nuove edizioni, le collane dei classici... visti tutti insieme sono uno spettacolo. Spettacolarmente tirchi si sono rivelati gli stessi stand nel momento di fare qualche sconto. Il lunedì sera, mentre tutti i piccoli editori ti blandivano con ogni mezzo purché ti portassi a casa qualche loro libro, negli spazi degli editori maggiori manco l'ombra di uno sconto. Che facce di bronzo! Unica eccezione è stata Adelphi che proponeva un bel 30 %.

[7] Ormai lo sanno anche i sassi: per comprare l'ideale è la sera del lunedì, quando gli editori cacciano finalmente fuori gli sconti. Se non si è organizzati è il delirio, soprattutto se, come è capitato a me, si esce dall'ultima conferenza verso le 21 e si ha appena un'ora per approfittare del ben di Dio a disposizione. Ecco che diventa utilissima lei


Nelle ore precedenti si guardava solo per capire dove fossero le conferenze, prediligendo invece per la visita degli stand l'infallibile teoria della probabilità: “prima o poi ci sbatterò contro”. Nel momento in cui devi necessariamente ritrovare un editore perché devi assolutamente approfittare dell'imperdibile sconto, diventa fondamentale.

[8] Sì, sono stato anche al Libraccio. Temevo che il Libraccio del Salone fosse una specie di tritacarne, mi aspettavo una ressa esagerata. Fortunatamente ci sono capitato in un momento magico, la domenica sera all'ora di chiusura. La pace dei sensi. Mi ha stupito trovare parecchi titoli interessanti. La cosa esilarante è che si trovano anche i libri che sono stati appena presentati dagli scrittori! Vuoi che ci sia gente che compra il libro, assiste alla conferenza, lo schifa e se lo rivende nell'arco di una giornata? Da blogger alla moda e attento alle tendenze contemporanee, che cosa ti vado a tirare su al Libraccio? Ma naturalmente i primi tre volumi della nuova (in economica) edizione commentata dell'Odissea! Ok, se non siete classicisti non potete capire la gioia e il colpaccio che ho fatto.

[9] Girando per i padiglioni non ho fatto altro che vedere gente bullarsi con una borsa di tela. Oltre a quella ufficiale del Salone, ha spopolato quella con la scritta leggere può creare indipendenza, distribuita (venduta?omaggio all'acquisto?) da GeMS. Non ho potuto non notare l'assurdo nel fatto che leggere possa creare indipendenza, ma allo stesso tempo dipendenza dall'accumulo compulsivo di merchandising. Che dimostrazione di indipendenza e libertà girare tutti con la stessa borsa! Naturalmente sto parlando per pura invidia, perché io la borsa di tela non ce l'avevo e non ho fatto in tempo a comprarla. Come di qualsiasi altra moda, c'è anche la versione radical chic: in questo caso consiste nello sfoggiare al Salone delle borse di tela, meglio se vissute, di altre manifestazioni (che ne so: “XIV Meeting internazionale sulla trota salmonata”). Capito il genio? Secondo me c'è gente che lo fa apposta: compri una borsa di tela e la usi di proposito in altre manifestazioni. Per distinguerti. Che cool.


Ma tutto sto discorso e ancora non vi o fatto vedere cosa ho preso? Ora ci rimarrete male.

[10] Vi posso assicurare che sì, si può fare, si può andare al Salone del Libro e non tirare su nemmeno un segnalibro! Sono una brutta persona e un pessimo blogger che parla di libri, lo so. In compenso in alcuni casi mi hanno rifilato, a tradimento sia chiaro, alcuni cataloghi. Sono molto belli da sfogliare, la classica cosa che non si avrò mai il coraggio di buttare via nonostante la palese inutilità e che mi ritroverò tra i piedi per le prossime decadi.

[11] Dulcis in fundo, non credevo che fosse possibile che io nella mia vita ne facessi uno, ma poteva mancare un book haul di quello che ho preso a Torino tra Salone e città? Certo che sì! Ma questo è il post disimpegnato: devo mettervi una foto del malloppo. Lo so che a molti farà ridere, ma questo è il corrispettivo dei libri che normalmente comprerei forse in un anno. Ragazzi, esistono le biblioteche. Come potete notare ci sono libri super contemporanei di piccole case editrici e di autori di nicchia, tipo Kundera e Gadda e … un'Iliade.

[12] Con tutti questi libri, sul treno, al ritorno, sono stato capace di leggere un ebook.


4 commenti:

  1. Il punto 9 --> LOL
    Il post più bello sul SalTo che ho letto finora, giuro! ;P

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    1. Grazie! ^^
      Lo scopo era proprio quello di proporre un punto di vista diverso, e, perché no, prendersi un po' meno sul serio ;-)

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  2. No, ma come, hai preso il libro di Bonnie Nazdam e non la shopper con l'elefantino della Clichy? Brutta persona, non solo per i segnalibri.
    P.s. Il catalogo/album di figurine della Sur è una figata!

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    1. Nooo, non ho preso il catalogo Sur! Ma sono uno sfigato! :-P

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