martedì 14 aprile 2015

Sette brevi lezioni di fisica - Carlo Rovelli


Ti insegna pure a disegnare l'universo
e assomiglia terribilmente a un pensiero.


Il libro di Carlo Rovelli Sette brevi lezioni di fisica è una piacevole sorpresa nelle liste dei più venduti di questo periodo. Qui non voglio assolutamente entrare in merito alle singole lezioni, ma vorrei provare, anche correndo il rischio di risultare pretenzioso, a individuare i motivi per i quali il libro di Rovelli merita di essere letto.

In un'epoca dove il sapere si specializza sempre di più, con un paio di ore di lettura questo libricino permette a chiunque di sfiorare temi e problemi altrimenti poco avvicinabili da chi normalmente non si occupa di questioni di cosmologia, fisica quantistica e nucleare. Il grande rischio di queste operazioni di divulgazione è la banalizzazione, ma in questo caso la ricerca di chiarezza e semplicità non porta a mortificare l'oggetto dell'esposizione. Infatti questa non è per niente una lettura semplice: Rovelli riesce a far intuire la complessità, che aumenta sensibilmente più si prosegue nella lettura e necessariamente richiede anche al lettore uno sforzo sempre maggiore.

Le conoscenze scientifiche della maggior parte di noi si fermano, se va bene, alla mitica mela piombata sul testone cotonato di Newton. Questo piccolo libro si presenta come una sorta di aggiornamento sulle più recenti (si fa per dire) e affascinanti scoperte nel campo della fisica, da Einstein in poi. Che la mela cade per terra grazie alla forza di gravità non è infatti un gran mistero, ma già passare alla teoria della relatività, e tutto ciò che comporta, non è un salto da poco. Figuriamoci quando si passa poi alla fisica quantistica, la natura della materia subnucleare, la ricerca di leggi fisiche universali, la probabilità come principio costitutivo dell'universo, la decostruzione dei concetti di spazio e di tempo. C'è materiale sufficiente per demolire qualsiasi certezza non solo sulla nostra percezione della realtà, ma anche sul senso stesso della vita. Fisica e filosofia si toccano inesorabilmente. Per questo motivo questo libro non è poi così lontano da temi cari alla narrativa: l'uomo, la sua percezione della realtà e, perché no, il senso della vita.


C. Rovelli. Sette brevi lezioni di fisica,
Adelphi 2014, 88 pp.
Questi sembrano paroloni fuori luogo, ma il senso mi sembra abbastanza chiaro. È lo stesso Rovelli, nella lezione conclusiva, che apre a questa prospettiva. La lezione è intitolata significativamente In chiusura: noi. Da leggere e rileggere. L'autore fa convergere tutte le questioni aperte precedentemente su quel noi, sull'uomo. Questo fa intendere benissimo come dietro a queste lezioni ci sia uno spirito umanista autentico per il quale scienza, filosofia e, in generale, riflessione sul mondo e sull'uomo, siano necessariamente interconnessi. Già questa mi sembra una lezione sufficiente e un traguardo culturale, seppur antichissimo, oggi non del tutto scontato, specialmente in quest'epoca di frammentazione dei saperi e di primato della tecnica sulla scienza e sulla cultura umanistica in senso lato.

L'intelligenza di quest'opera è quella di non rincorrere la chimera del fornire un quadro esaustivo a un lettore che non ha evidentemente i mezzi per comprendere fino in fondo l'oggetto di indagine, un lettore decisamente più a suo agio tra romanzi e racconti che tra opere di saggistica scientifica. Quello stesso lettore ha però la capacità di porsi delle domande e una curiosità che merita di essere alimentata. Non credo assolutamente che questa sia una forma di sciocca presunzione, come forse i cosiddetti 'addetti ai lavori' potrebbero pensare, di chi pretende di capire la fisica senza leggere nemmeno una formula matematica. Nessuno mette in dubbio il necessario rigore scientifico per cui ogni affermazione in questi campi è frutto di grande fatica intellettuale, ma trovo positivo che di tutto questo lavoro riesca a filtrarne una parte fino ad una più vasta cerchia di lettori. Il libro funziona proprio perché lascia a chi legge una serie di domande aperte. Funziona per la sua forza allusiva.

Un motivo per leggere le sette lezioni non è quello di capire come funziona l'universo, la materia e il tempo ma è lo sforzo di astrazione, di immaginazione, che richiede questa lettura. Noi lettori di romanzi e racconti, perlomeno non di genere, siamo decisamente più abituati ai mondi dai confini spesso molto ristretti della concreta vita quotidiana, a storie che si consumano all'interno di mura domestiche e nell'intimità dei pensieri dei vari protagonisti. Con queste Sette brevi lezioni di fisica si prova il brivido e la sfacciataggine di affrontare questioni di scala del tutto differente, e il solo cambio di prospettiva è assolutamente da provare. Tutto ciò richiede uno sforzo immaginativo notevole, ma anche una certo rigore nel seguire le argomentazioni proposte. Ragione, fantasia, astrazione vengono stimolate al massimo grado.

Un altro motivo per leggerlo, molto più semplice, è perché è scritto bene. Dal punto di vista dell'esposizione è perfettamente lucido, sempre calibrato e focalizzato sul lettore-tipo individuato, ma, come è già stato detto, senza banalità. Sembra proprio di assistere a delle lezioni pensate per un audience allargata, una lectio magistralis di un anziano (Rovelli a quanto pare non lo è affatto!) saggio professore che non deve più dimostrare niente, che può permettersi di distillare in pochissime e rarefatte battute i risultati e le prospettive di una ricerca tormentata. Questa è un po' l'impressione che mi a lasciato. Non c'è solo chiarezza espositiva nella scrittura di Rovelli: più ci si avvicina alle ultime e folgoranti pagine di questo libro, più la scrittura si fa intensa e vibrante. È come se i temi affrontati, sempre più astratti, ben oltre i limiti dell'immaginazione, richiedano un salto stilistico. È curioso e tremendamente affascinante che per presentare alcune teorie fisiche, per essere anche solo fugacemente concepite, si debba ricorrere a immagini dal sapore decisamente letterario.

Qualcuno obietterà che saggi divulgativi così ne esistevano già, che la filosofia della scienza è una disciplina solida e affermata, che l'approccio è troppo semplice e schematico. Resta il fatto che probabilmente è molto più appagante e stimolante leggersi le Sette brevi lezioni di fisica piuttosto che un romanzo mediocre, e questo molti lettori l'hanno capito.



2 commenti:

  1. Questo libro mi è piaciuto abbastanza, soprattutto considerando la grande diffusione che ha avuto (dovuta forse al fatto che l'autore sia stato invitato da Fabio Fazio?), ma l'ho trovato un po' troppo sommario, troppo generico. Al contrario, stando sullo stesso "genere", di recente ho apprezzato molto "Che cosa strana è il mondo" di Jean D'Ormesson.

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  2. Mi segno il titolo di D'Ormesson, grazie! Sì, la prima cosa che ho pensato quando ho visto il libro di Rovelli in classifica è che fosse stato ospite in tv da Fazio (e in effetti poi ho scoperto che c'era andato davvero). Devo dire che io l'avevo adocchiato da tempo, praticamente appena uscito e credo che la sua fama sia anche merito di un certo passaparola precedente. A parte tutti questi discorsi di classifica, che non mi appassionano molto, capisco che per chi ha già letto qualcosa in merito possa risultare generico (anche per me, in alcuni punti), per questo ho provato a puntare l'attenzione su altri aspetti meno 'contenutistici' nella mia recensione/riflessione.

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