lunedì 27 aprile 2015

La sposa - Mauro Covacich





La sposa è l'ultimo lavoro di Mauro Covacich, un autore italiano di origini triestine; negli ultimi anni con Einaudi aveva già pubblicato diversi romanzi. La sposa è invece una raccolta di diciassette brevi racconti che, come dice l'autore stesso nella sua Nota finale, scaturiscono da episodi singolari accaduti all'autore, incontri particolari, fatti di cronaca più o meno conosciuti; tutti subiscono però una distorsione più o meno importante da parte dell'immaginazione dell'autore, arrivando a esiti imprevisti. I vari racconti dovrebbero essere interconnessi tra loro per restituire un senso di unità alla raccolta. Credo che anche in questa breve sintesi si possano capire i motivi di interesse che può avere un libro del genere, in particolare mi aveva incuriosito la scelta del racconto breve e l'ingrediente dell'immaginazione, quel pizzico di artificiosità che stacca quello che viene narrato dalle contingenze del reale. Malgrado le ottime premesse, sono rimasto piuttosto deluso da questa lettura.

Il problema fondamentale che ho riscontrato è, a prescindere dall'argomento trattato, il modo in cui è concepito il racconto. Un vero e proprio manuale di cosa, a mio parere, non andrebbe fatto. La maggior parte dei racconti, infatti, si conclude con un colpo di scena finale che di solito rovescia le impressioni che il lettore si costruisce durante lo svolgimento della narrazione. È chiaro che non posso ora entrare in merito dei singoli finali per non rovinare la lettura a qualcuno, ma ho trovato l'espediente di queste chiusure così nette piuttosto banale. Io trovo invece che i racconti debbano respirare di più, Covacich tende invece ad andare sempre in fondo alla narrazione, non lasciando nulla di non esplicitato, rischiando però di creare una favoletta asfittica, pronta per essere dimenticata una volta girata l'ultima pagina.

M. Covacich, La sposa, Bompiani 2014, 128 pp.
Una considerazione generale è che questi diciassette racconti siano state impressioni svolazzanti riposte in qualche cassetto dall'autore, magari intuizioni narrative, che però non hanno trovato una loro cifra letteraria, nemmeno raccolte insieme in questo progetto. Non ho trovato particolarmente brillante, ad esempio, l'uso di alcuni fatti di cronaca, come il racconto che descrive la pressione mediatica sul delitto di Cogne. In alcuni casi l'approccio di Covacich l'ho trovato semplicistico e scontato. È il caso del racconto Angela del Fabbro dove ad una giovane ragazza di buona famiglia, ma anche attivista di un centro sociale, si oppone la normalità e il perbenismo del padre, salvo poi scoprire, con il solito trucchetto finale, una verità sconcertante. Nel racconto Tor Bella Monaca, accanto ad una brillante descrizione della periferia, si ricade nel trito luogo comune del ragazzo palestrato senza arte né parte, con amici palestrati, il cui unico obiettivo è partecipare a Uomini e Donne. 

Più interessante è invece il racconto che dà il titolo alla raccolta, La sposa, che trae spunto dalla vera storia di un'artista, Pippa Bacca, uccisa durante una sua performace: un viaggio in autostop fino a Gerusalemme vestita da sposa. In questo caso l'artificio narrativo finale mi ha molto impressionato. Patetico è invece, a mio parere, il racconto Atti impuri dove, secondo l'autore, il lettore dovrebbe rimanere di stucco scoprendo che da giovane, anche un uomo destinato a diventare papa, abbia avuto pulsioni sessuali e abbia praticato la blasfema pratica della masturbazione. Sconvolti? Io no. Questi li trovo mezzucci sensazionalistici per racconti sterili, niente di più. Con Safari, il racconto più lungo e ''sperimentale'', si tocca il punto più basso del libro: costruito solo attraverso dei dialoghi, Covacich allunga il brodo per spostare sempre più in là il momento in cui si scopre quale sia l'animale cacciato in questo surreale safari, peccato che sia già evidente fin dalle prime battute.

Decisamente più riusciti sono invece i racconti dove è centrale l'esperienza autobiografica. Risultano infatti piuttosto coinvolgenti i vari racconti che sono idealmente collegati dal sottotitolo i miei non-figli, dove Covacich riflette sulle scelte di vita che portano o meno alla paternità, e con amara ironia il burbero autore si scontra con l'ingenua curiosità del nipotino. Tra i più bei racconti della raccolta c'è sicuramente Doppia panna in cui l'autore porta il nipote Marco, mai uscito da Trieste, a Roma; emerge con forza il tema dell'appartenenza a una nazione e a una storia, amplificati dalla sensibilità di Covacich, che come autore triestino non può facilmente sottrarsi a questo tipo di riflessioni.

Quando Covacich lascia le vesti di affabulatore sensazionalista e scava nel suo vissuto è molto più efficace. Particolarmente forti sono le descrizioni della sua terra, delle periferie delle piccole città friulane o della Capitale. Le atmosfere sono costruite con impressioni sensoriali d'impatto, colori puri, la concretezza dei volumi degli edifici che lasciano spazio alla campagna; c'è una grande attenzione per i luoghi di confine, i margini dei territori umanizzati. Grande importanza hanno anche gli incontri con personaggi del tutto particolari e curiosi, come ne Il punzonatore (uno tra i racconti più riusciti) dove si tratteggia la figura di questo bagnino che sembra disporre dei destini dei suoi clienti scegliendo di far pagare o meno l'ingresso alla piscina; anche in questo tipo di descrizioni Covacich ha una sensibilità narrativa apprezzabile. Contribuisce a questo il meritorio impegno dell'autore nel continuare a variare il punto di vista nei vari racconti, riuscendo a sostenere bene tutte le prospettive adottate.

Una vena di straniamento e malinconia percorre la prosa di Covacich, la narrazione procede come una corrente fredda e costante che permette di passare da un racconto ad un altro, di appoggiare lo sguardo per poche pagine su una persona, sul suo modo, per poi proseguire. Covacich ha sicuramente talento come narratore, ma in questo caso è forse messo al servizio di una materia mai del tutto convincente. Già comunque lo stile e il modo di procedere della narrazione sarebbero stati elementi unificanti sufficienti per questa rassegna sparsa di esperienze e tipi umani; non vedo quindi l'esigenza di collegare maldestramente i racconti tra loro come ha voluto fare l'autore in questa raccolta. Da un racconto all'altro spesso e volentieri si rincontrano i protagonisti in veste di comparse e viceversa; questa soluzione non è però sfruttata organicamente e risulta posticcia e insignificante nella maggior parte dei casi.

La sposa non è certamente una raccolta di racconti memorabile, pochi sono i testi di un certo interesse; questo non fa assolutamente di Mauro Covacich un autore scadente, ma questo libro non rende giustizia alle sue potenzialità di narratore.




martedì 14 aprile 2015

Sette brevi lezioni di fisica - Carlo Rovelli


Ti insegna pure a disegnare l'universo
e assomiglia terribilmente a un pensiero.


Il libro di Carlo Rovelli Sette brevi lezioni di fisica è una piacevole sorpresa nelle liste dei più venduti di questo periodo. Qui non voglio assolutamente entrare in merito alle singole lezioni, ma vorrei provare, anche correndo il rischio di risultare pretenzioso, a individuare i motivi per i quali il libro di Rovelli merita di essere letto.

In un'epoca dove il sapere si specializza sempre di più, con un paio di ore di lettura questo libricino permette a chiunque di sfiorare temi e problemi altrimenti poco avvicinabili da chi normalmente non si occupa di questioni di cosmologia, fisica quantistica e nucleare. Il grande rischio di queste operazioni di divulgazione è la banalizzazione, ma in questo caso la ricerca di chiarezza e semplicità non porta a mortificare l'oggetto dell'esposizione. Infatti questa non è per niente una lettura semplice: Rovelli riesce a far intuire la complessità, che aumenta sensibilmente più si prosegue nella lettura e necessariamente richiede anche al lettore uno sforzo sempre maggiore.

Le conoscenze scientifiche della maggior parte di noi si fermano, se va bene, alla mitica mela piombata sul testone cotonato di Newton. Questo piccolo libro si presenta come una sorta di aggiornamento sulle più recenti (si fa per dire) e affascinanti scoperte nel campo della fisica, da Einstein in poi. Che la mela cade per terra grazie alla forza di gravità non è infatti un gran mistero, ma già passare alla teoria della relatività, e tutto ciò che comporta, non è un salto da poco. Figuriamoci quando si passa poi alla fisica quantistica, la natura della materia subnucleare, la ricerca di leggi fisiche universali, la probabilità come principio costitutivo dell'universo, la decostruzione dei concetti di spazio e di tempo. C'è materiale sufficiente per demolire qualsiasi certezza non solo sulla nostra percezione della realtà, ma anche sul senso stesso della vita. Fisica e filosofia si toccano inesorabilmente. Per questo motivo questo libro non è poi così lontano da temi cari alla narrativa: l'uomo, la sua percezione della realtà e, perché no, il senso della vita.


C. Rovelli. Sette brevi lezioni di fisica,
Adelphi 2014, 88 pp.
Questi sembrano paroloni fuori luogo, ma il senso mi sembra abbastanza chiaro. È lo stesso Rovelli, nella lezione conclusiva, che apre a questa prospettiva. La lezione è intitolata significativamente In chiusura: noi. Da leggere e rileggere. L'autore fa convergere tutte le questioni aperte precedentemente su quel noi, sull'uomo. Questo fa intendere benissimo come dietro a queste lezioni ci sia uno spirito umanista autentico per il quale scienza, filosofia e, in generale, riflessione sul mondo e sull'uomo, siano necessariamente interconnessi. Già questa mi sembra una lezione sufficiente e un traguardo culturale, seppur antichissimo, oggi non del tutto scontato, specialmente in quest'epoca di frammentazione dei saperi e di primato della tecnica sulla scienza e sulla cultura umanistica in senso lato.

L'intelligenza di quest'opera è quella di non rincorrere la chimera del fornire un quadro esaustivo a un lettore che non ha evidentemente i mezzi per comprendere fino in fondo l'oggetto di indagine, un lettore decisamente più a suo agio tra romanzi e racconti che tra opere di saggistica scientifica. Quello stesso lettore ha però la capacità di porsi delle domande e una curiosità che merita di essere alimentata. Non credo assolutamente che questa sia una forma di sciocca presunzione, come forse i cosiddetti 'addetti ai lavori' potrebbero pensare, di chi pretende di capire la fisica senza leggere nemmeno una formula matematica. Nessuno mette in dubbio il necessario rigore scientifico per cui ogni affermazione in questi campi è frutto di grande fatica intellettuale, ma trovo positivo che di tutto questo lavoro riesca a filtrarne una parte fino ad una più vasta cerchia di lettori. Il libro funziona proprio perché lascia a chi legge una serie di domande aperte. Funziona per la sua forza allusiva.

Un motivo per leggere le sette lezioni non è quello di capire come funziona l'universo, la materia e il tempo ma è lo sforzo di astrazione, di immaginazione, che richiede questa lettura. Noi lettori di romanzi e racconti, perlomeno non di genere, siamo decisamente più abituati ai mondi dai confini spesso molto ristretti della concreta vita quotidiana, a storie che si consumano all'interno di mura domestiche e nell'intimità dei pensieri dei vari protagonisti. Con queste Sette brevi lezioni di fisica si prova il brivido e la sfacciataggine di affrontare questioni di scala del tutto differente, e il solo cambio di prospettiva è assolutamente da provare. Tutto ciò richiede uno sforzo immaginativo notevole, ma anche una certo rigore nel seguire le argomentazioni proposte. Ragione, fantasia, astrazione vengono stimolate al massimo grado.

Un altro motivo per leggerlo, molto più semplice, è perché è scritto bene. Dal punto di vista dell'esposizione è perfettamente lucido, sempre calibrato e focalizzato sul lettore-tipo individuato, ma, come è già stato detto, senza banalità. Sembra proprio di assistere a delle lezioni pensate per un audience allargata, una lectio magistralis di un anziano (Rovelli a quanto pare non lo è affatto!) saggio professore che non deve più dimostrare niente, che può permettersi di distillare in pochissime e rarefatte battute i risultati e le prospettive di una ricerca tormentata. Questa è un po' l'impressione che mi a lasciato. Non c'è solo chiarezza espositiva nella scrittura di Rovelli: più ci si avvicina alle ultime e folgoranti pagine di questo libro, più la scrittura si fa intensa e vibrante. È come se i temi affrontati, sempre più astratti, ben oltre i limiti dell'immaginazione, richiedano un salto stilistico. È curioso e tremendamente affascinante che per presentare alcune teorie fisiche, per essere anche solo fugacemente concepite, si debba ricorrere a immagini dal sapore decisamente letterario.

Qualcuno obietterà che saggi divulgativi così ne esistevano già, che la filosofia della scienza è una disciplina solida e affermata, che l'approccio è troppo semplice e schematico. Resta il fatto che probabilmente è molto più appagante e stimolante leggersi le Sette brevi lezioni di fisica piuttosto che un romanzo mediocre, e questo molti lettori l'hanno capito.



domenica 5 aprile 2015

Collezione marzo 2015





Ecco le (poche) letture del mese di marzo.

Chi ti credi di essere? è il secondo libro di Alice Munro che mi capita di leggere, infatti, per una certa intuizione profetica, avevo incominciato la raccolta Il percorso dell'amore poco tempo prima che la scrittrice ottenesse l'ambito riconoscimento. Per la cronaca, quella raccolta di racconti non mi aveva convinto fino in fondo ma nemmeno deluso al punto da voler abbandonare definitivamente l'autrice. E meno male! Perché Chi ti credi di essere? mi è piaciuto molto di più. Adesso capisco perfettamente perché molti consigliano di partire proprio da questo libro.


Chi ti credi di essere? non è una semplice raccolta di racconti, i dieci testi costituiscono infatti un vero e proprio romanzo, tanto che, secondo la mia esperienza, è consigliabile seguire l'ordine dei racconti, il rischio è altrimenti quello di non cogliere a pieno l'evoluzione dei personaggi, in particolare di Rose, la protagonista. Si può dire che i racconti segnano delle tappe di formazione di questa bambina e poi donna, che cerca, non senza cadute e insicurezze, di uscire dalle ristrettezze della vita di provincia. Un grande ruolo giocano i rapporti umani, gli incontri, le frequentazioni con uomini di estrazione molto diversa. La Munro riesce a rendere perfettamente, nella varie esperienze che segnano la vita della protagonista, quella costante tensione tra le radici, che sembrano a tratti segnare il proprio destino, e la volontà di autodefinirsi e costruire liberamente la propria identità. L'aspetto che più mi ha colpito della scrittura di Alice Munro è la capacità di aprire narrazioni dentro la narrazione principale, introducendo dettagli secondari, ritratti di personaggi particolari, ricordi e riflessioni che sembrano non avere un nesso diretto con il fulcro del racconto. Spesso i racconti si aprono con dettagli e situazioni che vengono poi abbandonati, progeuendo, con un percorso a cerchi concentrici, si arriva alla conclusione del racconto dove quel determinato dettaglio o episodio ha acquistato un significato del tutto nuovo. Questa tecnica funziona particolarmente bene in Chi ti credi di essere? proprio perché i racconti si completano fra loro e la ricchezza di dettagli e deviazioni risulta più appagante. Diversamente, nel caso della raccolta dove i racconti non sono interconnessi, ho trovato questo modo di procedere non sempre funzionale: spesso mi è capitato di arrivare a dimenticarmi da che punto fosse partito il racconto, perdendomi totalmente nei piani narrativi! A mio parere il rischio con Alice Munro è quello di godere dello stile, della ricchezza della sua scrittura, ma di non riuscire veramente a penetrare nel testo, non lasciando, almeno su di me, un segno particolarmente profondo.


A causa della discussione della tesi imminente, mi serviva una lettura breve e il più possibile lontana dal mio mondo, una boccata di ossigeno. La scelta è ricaduta sulle famigerate Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli, per chi spulcia costantemente le classifiche di vendita sui vari siti non può non aver notato l'inesorabile ascesa di questo libricino. Ottantotto pagine di fisica, dalla relatività di Einstein alle teorie più avanzate e affascinanti sulla natura più profonda del tempo, dello spazio, quindi anche della vita. Questa lettura potrebbe sorprendere anche il lettore più restio a questo genere di temi e, in generale, al vasto mondo della saggistica. Rovelli non ha solo il dono della chiarezza, ma riesce addirittura a emozionare e coinvolgere in modo del tutto inaspettato. Queste lezioni non sono chiaramente indirizzate a un pubblico specializzato, non hanno l'obiettivo di fornire un quadro esaustivo e completo su questa materia (leggendo questo libro si capirà benissimo anche perché sia impossibile questo) ma aprono soprattutto a riflessioni, pongono domande che sono solo apparentemente per pochi. Le meditazioni di Rovelli, racchiuse in queste brevi lezioni, sono un ottimo esempio di come alle volte un testo saggistico riesca a colpire di più di un romanzo o di un racconto.