sabato 7 febbraio 2015

Collezione gennaio 2015




Bene, è da una settimana che dovrei scrivere il riassunto dei libri letti nel mese di gennaio, ma c'è un piccolissimo problema: non so esattamente cosa scrivere! Non che non abbia letto, o abbia letto libri del tutto insignificanti, ma ultimamente il mio grado di attenzione durante la lettura è drammaticamente calato a picco. Ci provo.


L'unico libro che ho letto con una certa convinzione è Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas. Cercavo infatti una lettura coinvolgente, che sapesse intrattenermi per benino in queste lunghe serate invernali, soffocato in strati e strati di coperte. Devo dire che inizialmente questo romanzo ha confermato le mie aspettative. Il conte di Montecristo è come un giocattolone plasticoso: appena comprato è bellissimo, ci giochi per ore e ti sembra la cosa più figa del mondo, poi ti stufi o si rompe, e te ne dimentichi in fretta. Non dico che non mi sia piaciuto o sia un brutto romanzo, ma trovo che sia decisamente sopravvalutato. Certo intrattiene, ma per il resto? Su, la storia, che nel tema di fondo è molto accattivante, è portata avanti a suon di colpi di scena totalmente improbabili, che mi hanno fatto cadere le braccia innumerevoli volte. L'ho trovato abbastanza rozzo, di certo non è un romanzo impeccabile per struttura, non ha un meccanismo perfetto, si vede che la storia è stata stiracchiata a piacimento dell'autore, giusto per aggiungere qualche capitolo in più. Non so, come ne questi libri non funzionano, alla lunga mi annoiano mortalmente.


Il libro delle parabole o Un romanzo d'amore è il nuovo lavoro dello scrittore svedese Peter Olov Enquist. Si tratta fondamentalmente di un memoir costruito in un modo particolarissimo. L'autore sovrappone tutta una serie di ricordi frammentari, li combina tra loro mettendo in luce alcuni aspetti della sua storia personale che lo hanno segnato profondamente: l'educazione religiosa molto severa, l'iniziazione amorosa, la morte e l'eredità culturale delle generazioni passate, l'essere artista o scrittore. È stata una lettura particolarmente affascinante ma estremamente difficile. Il testo è suddiviso in nove parabole, nove capitoli o racconti, ma è assolutamente necessario leggerli tutti insieme affinché si completino l'un l'altro e siano apprezzati fino in fondo. L'autore crea immagini, le sospende, le riprende in momenti diversi aggiungendo dettagli. La bellezza di questo romanzo risiede proprio nella capacità di Enquist di rendere perfettamente i corsi e ricorsi della memoria, con le sue ripetizioni e incoerenze. Basta, di più non saprei cosa dire, in questo periodo tutto ciò va oltre le mie capacità neuronali. Peter Olov Enquist è un autore da leggere e non vedo l'ora di avere tra le mani qualche altra sua opera.


Tra i miei propositi per quest'anno c'è quello di leggere qualche autrice contemporanea. Ho letto How should a person be? (in italiano La persona ideale: come dovrebbe essere?). Mi incuriosiva perché è un romanzo abbastanza particolare: c'è molto di autobiografico (se non tutto), ci sono inserzioni di pezzi teatrali, c'è un modo di procedere spezzettato, molto spazio per riflessioni, la trama è in secondo piano. Diciamo che è quasi non-fiction e ha un sapore molto contemporaneo, come del resto la sua protagonista: una giovane donna e artista (scrittrice) che a un certo punto perde un po' la bussola ed è costretta a cercare se stessa, senza sconti. Niente di troppo originale, diciamo che la Heti punta tutto sulla scrittura molto diretta, a tratti brillante e spregiudicata. Il risultato finale non è però entusiasmante, alle volte mi è sembrato di leggere cose già lette o viste...dialoghi alla Sex and the city o telefilm del genere. Si capisce che c'è la mano di una scrittrice che è anche sceneggiatrice. Spesso per la smania di cercare la battuta o il dialogo brillante cade inesorabilmente in immagini e metaforette da biscotto della fortuna cinese. Ecco, forse questo romanzo è già vecchio, proprio perché la scrittura televisiva/cinematografica è andata già molto oltre e ha già metabolizzato questi temi. Peccato perché ci sono parti buone, soprattutto sono descritti bene i momenti più quotidiani e, almeno apparentemente, più banali; quando invece, come ho detto, si lancia in grandi riflessioni, non mi è piaciuta per niente.
Anche il tema non è male, fotografa abbastanza bene, credo, una condizione femminile contemporanea, ma non necessariamente solo femminile: la ricerca della propria indipendenza, anche dalle relazioni con gli uomini, e della propria realizzazione. Ma allo stesso tempo la protagonista non è una figura idealizzata, ha una marea di difetti che le impediscono di essere quello che vorrebbe essere: è egocentrica, a tratti patetica, lagnosa, troppo concentrata su di sé. Questo, leggendo in giro, ha infastidito molti lettori, io invece trovo che proprio quest'antipatia di fondo della protagonista sia fondamentale. Sheila Heti fa della sua cruda schiettezza, mai accomodante, l'arma più affilata.



Bene, direi che anche questo mese l'ho sfangata. Che fatica però!