domenica 31 agosto 2014

Collezione agosto 2014





Come avrete potuto vedere dal post precedente, non è stato un mese molto entusiasmante; ma proprio verso la fine sono riuscito a completare qualche lettura, e ciò mi permette, per dirlo con garbo e somma raffinatezza, di salvarmi il culo e poter scrivere anche ad agosto il riassunto del mese. Sarò abbastanza rapido per il semplice motivo che sono libri di cui mi piacerebbe parlare in modo più approfondito. Considerate questo solo un assaggio!


Il libro del mese è stato sicuramente Paradiso e Inferno dell'autore islandese Jón Kalman Stefánsson. Questo romanzo è il primo di una trilogia di cui Iperborea ha di recente concluso la pubblicazione. Incuriosito sia dall'autore che dalle strambe edizioni lunghe e strette di questa casa editrice, mi sono procurato il primo e sicuramente leggerò a breve anche gli altri. Il modo di procedere del romanzo è davvero molto particolare: una narrazione sorprendente dal ritmo desueto a cui bisogna abituarsi pian piano. Il romanzo è trapuntato di poesia, sprazzi lirici che descrivono paesaggi, stati d'animo, pensieri. Al centro del romanzo c'è l'intensa amicizia tra un ragazzo, che ha perso la sua famiglia, e un pescatore all'apparenza rude ma dall'animo gentile, appassionato di letteratura, di poesia. Sullo sfondo c'è l'Islanda di fine Ottocento, una terra dura, che mette costantemente alla prova, dove il confine tra la vita e la morte è davvero sottile. Il tema dominante è la morte, solo la memoria e la scrittura riescono a far sfuggire alla morte chi non c'è più e dare un senso alla loro vita. Per chi invece ancora è in vita, la poesia è paradiso e inferno: può consolare ma anche devastare l'uomo che incessantemente si pone domande e cerca di non farsi vincere dalla morte. Leggendo queste righe il tutto potrebbe sembrare eccessivamente pomposo, ma vi assicuro che non sto esagerando. Questo è uno dei motivi di maggiore fascino del romanzo: Jón Kalman Stefánsson punta dritto su tematiche enormi, che se venissero anche solo appena sfiorate dalla maggior parte degli scrittori, questi risulterebbero ridicoli. L'autore di Paradiso e inferno lo fa senza paura, con forza e sapienza. Il risultato è struggente per bellezza e intensità, un colpo al cuore, un libro che fa male. Preparatevi a qualche notte in bianco perché sarà difficile staccarsi e altrettanto difficile addormentarsi.


Dopo aver dedicato una discreta attenzione al Premio Strega non potevo che fare altrettanto per il Campiello. Tempo fa avevo letto Roderick Duddle di Michele Mari (qui la mia recensione), così ho cercato di leggere anche qualche altro romanzo in lizza per il premio, giusto per farmi un'idea.


La gemella h di Giorgio Falco è un romanzo ambizioso e abbastanza inusuale rispetto a quello che normalmente si vede nei premi letterari italiani. Nel romanzo si segue la storia della famiglia tedesca degli Hinner, in particolare delle gemelle Helga e Hilde, a partire dagli anni Trenta fino quasi ai giorni nostri. Il dettaglio che rende interessante la storia di questa famiglia è il coinvolgimento del padre nella propaganda nazista e il suo approfittarsi della persecuzione ebraica per arricchirsi e fare affari. Giorgio Falco crea un effetto stridente con quello che il lettore si aspetta: il senso di colpa e di vergogna o magari l'espiazione di un peccato, e quello che invece viene invece narrato: la storia di una famiglia che sa abilmente reinventarsi e cogliere nuove opportunità, che riesce a condurre una vita dignitosa e serena rimuovendo agilmente il passato. La gemella h è stata una lettura interessante ma non entusiasmante, offre certamente molti spunti di riflessione ma ha dei difetti. A breve pubblicherò una recensione molto più dettagliata.



L'ultimo romanzo che ho letto questo mese è stato Morte di un uomo felice di Giorgio Fontana, anche questo nella cinquina del Campiello. Un consiglio: lasciatelo sullo scaffale della libreria, o al massimo prendetelo in prestito in biblioteca. Io ho trovato questo romanzo deludente, insignificante e pure scritto senza cura. Avrei davvero difficoltà a trovare un punto di pregio; non che sia impossibile da leggere, il problema che mi è scivolato addosso senza lasciare nulla. Morte di un uomo felice è ambientato a Milano nei primi anni Ottanta, in città ancora si vive nell'angoscia del terrorismo rosso e nero; il protagonista è il magistrato Giacomo Colnaghi che sta indagando sull'assassinio di un politico democristiano. Il problema di fondo di questo romanzo è che non si è riusciti a sfruttare per niente il tanto materiale messo in campo: non è un giallo, non è un romanzo storico, non crea vere riflessioni, non ha nessun pregio letterario. Tanti elementi buttati lì, per tutti i gusti, per un romanzo che perde il filo già dopo una decina di pagine. Anche di Morte di un uomo felice vorrei parlarne in maniera più approfondita con un articolo apposito.



mercoledì 20 agosto 2014

palle di fieno ...


A seguito dei ripetuti avvistamenti in questo blog di palle di fieno che rotolano, si è deciso di andare in fondo a questa vicenda:



tesi e ultimo esame --- VS --- libri che vorrei leggere 

La combinazione di tesi e ultimo esame è stata fatale. A settembre dovrebbe andare meglio!





sabato 2 agosto 2014

Collezione luglio 2014





Questo mese i libri sono pochini, ma sono state letture di grande peso... non solo in senso figurato! Sono tre classici, di cui uno il Romanzo italiano per eccellenza. Sia chiaro che qui troverete giusto quattro baggianate scritte alla 'come capita prima', niente di troppo impegnativo e serio. Ecco cosa ho letto in questo luglio troppo piovoso.


Il primo romanzo che ho finito di leggere questo mese è stato La noia di Alberto Moravia. Un superclassicone che non può davvero mancare nella libreria di un lettore italiano. Ero già stato molto affascinato dalla scrittura di Moravia quando avevo letto Gli indifferenti, un romanzo peraltro molto affine a La noia anche se scritto molti anni prima. Dino è il protagonista del romanzo, un artista con alle spalle una ricca famiglia afflitto costantemente dal senso di noia, cioè dal senso di indifferenza e totale estraneità dalla realtà che lo circonda. L'incontro con la giovane Cecilia fa però nascere nell'uomo sentimenti contrastanti, una passione molto particolare e tormentata. Si innesca un gioco di attrazione e repulsione tra l'inclinazione di Dino al rifiuto di ogni legame e l'inevitabile stringersi del rapporto tra lui e Cecilia. Anche lei è radicalmente afflitta dalla noia, forse anche più di Dino, che invece vive questa condizione con maggiore tormento. 
   Naturalmente questo è solo un piccolo assaggio di quello che si trova nel romanzo, giusto per dare un'idea. La noia è certamente un classico su cui si possono dire moltissime cose: è un romanzo dai contorni filosofici e storico-sociologici complessi, c'è una profonda riflessione sul mondo borghese e i suoi isterismi (il denaro, il possesso, la famiglia, la realizzazione di sé), quindi sulle ripercussioni che questi hanno sui singoli individui, sulle loro esistenze. Ma sarebbe totalmente sbagliato restituire l'impressione di un romanzo quasi saggistico. In verità è una lettura molto piacevole e dalla presa immediata, Moravia ha una scrittura magnetica in grado di condurre il lettore alla perfezione dentro e fuori i pensieri dei personaggi, apre squarci descrittivi di grande effetto, rende meravigliosamente le atmosfere e gli ambienti dove si svolgono le vicende narrate. Questi sono i suoi strumenti raffinatissimi per cui la storia di Dino, se vogliamo molto semplice (non accade quasi nulla), acquista un valore diverso. Un valore che solo un romanziere sa trovare e mostrare al lettore. Ci si sente lettori accompagnati e appagati. Si deve ogni tanto fermarsi e riflettere, saper cogliere le immagini e i lievi passaggi con cui Moravia mette in luce aspetti sempre e diversi e cangianti della noia, tema di fondo e vera protagonista del romanzo. Lo consiglio a tutti, anche a chi non ha grande dimestichezza con la letteratura italiana. Una lettura intelligente, da fare con calma ma anche con la giusta leggerezza, anche solo per il gusto di lasciarsi trasportare dalla prosa morbida e accuratissima di Moravia.



Un piccolo romanzo che da tempo volevo leggere era Mattatotio n. 5 di Kurt Vonnegut. Un libro piuttosto particolare. Io non so perché ma mi aspettavo qualcosa di molto più polpettoso e serioso; invece si è rivelato l'esatto opposto! Il romanzo gira attorno alla vita rocambolesca e piuttosto assurda di Billy Pilgrim. Billy ha la facoltà di spostarsi nel tempo e la narrazione segue proprio questo suo viaggio tra le tappe fondamentali della sua vita in un contino susseguirsi di eventi del passato, presente e futuro. I piani temporali si intrecciano tra loro. Tra le tante cose, Billy verrà anche rapito dagli alieni! Adesso immagino che penserete che questo romanzetto breve breve sia un guazzabuglio di cose a caso senza ordine logico, in verità è molto ben congegnato e non si corre (quasi) mai il rischio di perdersi tra un salto temporale e l'altro.
  Al centro di questo bizzarro romanzo c'è però un evento molto drammatico: il bombardamento di Dresda del 1945. Un evento tragico, vissuto in prima persona da Vonnegut, che l'autore sorprendentemente sceglie di narrare nel modo più imprevedibile che ci sia: attraverso un romanzo fantascientifico, che scivola tra l'assurdo e il comico. Eppure con sorprendente vividezza emerge il dramma della guerra, di tutte le guerre, delle morti inutili e delle vite dei soldati che sembrano svolgere i loro compiti con l'incoscienza e l'ingenuità dei bambini, anche di fronte alla morte e alla violenza! Non a caso il bellissimo secondo titolo del romanzo è proprio La crociata dei bambini. Kurt Vonnegut crea una narrazione divertente, non bisogna pretendere nulla di troppo serio anche nei momenti più intensi. 
  Non è sempre facile adattarsi a questo testo: ci vuole un po' per apprezzare la leggerezza e il colore del romanzo, per poi trovarsi spiazzati di fronte a pagine di grande sensibilità emotiva o piccole descrizioni così precise e pungenti. Che sia un romanzo fantascientifico, una parodia, un romanzo dell'assurdo, non ha importanza. È originale e estremo; ma perfettamente gestito dall'autore. Mattatoio n. 5 potrebbe piacere molto ai lettori più giovani che cercano un giusto compromesso tra lettura impegnata e lettura brillante.




Mi sarei sentito un po' in colpa a laurearmi in lettere senza aver mai letto interamente I promessi sposi. Poi io lo vedo come una sorta di patentino per chi voglia recensire dei romanzi italiani moderni e contemporanei: sentivo come una voce interiore che ti dice “Eh, ma tu non hai letto I promessi sposi!”. Pensavo: quanti possono veramente dire di aver letto I promessi sposi e non fatto I promessi sposi? A scuola i romanzi si "fanno", io volevo vedere cosa succede quando invece si prova a leggere, semplicemente leggere, questo libro. Mi sono armato quindi di un'edizione pratica e molto economica, senza fronzoli, senza lunghissime note sopra sotto e in parte, senza schemini introduttivi o riassuntini di ogni capitolo, senza esercizi e domande di comprensione finali, senza percorsi letterari e parallelismi con altre opere o con il Fermo e Lucia. Certo, per alcuni termini delle piccole note sono di grande aiuto, ma vi assicuro che si può sopravvivere benissimo anche senza tutto quell'apparato che di solito viene propinato. 
  Detto questo, l'ho trovato un romanzo davvero appagante e ricchissimo, che difficilmente annoia. Mi ha colpito molto la varietà all'interno del romanzo: c'è ovviamente la storia principale, ci sono i vari ritratti, le considerazioni storiche, tanti personaggi, tante ambientazioni diverse con ognuna un'atmosfera particolare, momenti più riflessivi o addirittura saggistici o più carichi emotivamente. Poi c'è Manzoni che ti guida con mano sicura di qua e di là: Manzoni si rivolge ad un lettore curioso, alle volte un po' frettoloso, lo sprona a proseguire e soprattutto a trarre piacere dalla lettura. È un bel romanzone, di quelli che ti avvolgono, ti trasmettono un senso di completezza di capitolo in capitolo. Anche se si conosce la storia, o si ha già letto qualche passo, si è comunque spinti a leggerlo tutto d'un fiato. Al netto di ogni considerazione seria e “accademica”, I promessi sposi sono un bel classico da leggere che da grande soddisfazione. Bando il timore reverenziale e buttatevi!