martedì 1 aprile 2014

Dobbiamo disobbedire - Goffredo Parise




Parise, Dobbiamo disobbedire, Adelphi.
Di Goffredo Parise ho da poco letto i Sillabari. Potete trovare le mie impressioni QUI.

Sulla scia dei Sillabari ho letto anche un libricino che avevo da tempo adocchiato in libreria: Dobbiamo disobbedire. Questo raccoglie alcuni articoli della rubrica ''Parise risponde'', dove l'autore rispondeva appunto alle lettere dei lettori del Corriere della Sera tra il 1974 e il 1975. I temi trattati sono i più svariati.

Diciamo che questo volumetto potrebbe essere un antidoto efficace contro i troll della nostra era digitale. Anche Parise doveva infatti combattere con individui di ogni sorta che gli inviavano lettere più o meno accusatorie, oppure di una ingenuità e superficialità incredibili. Non ne viene fuori un quadro molto incoraggiate, soprattutto se si pensa che probabilmente nulla sia cambiato da allora. Siamo un popolo di pappagalli pronti a ripetere frasi fatte, non avere un pensiero proprio, ansiosi di essere classificati per ideologia, smaniosi di sapere da che parte uno sta?

Parise però affronta i temi obliquamente, come nei suoi racconti. Ci si aspetta magari una feroce invettiva, niente di più sbagliato. Risponde invece con serietà e accuratezza, non cade nella trappola alzando i toni, anche quando lo accusano di essere fascista o comunista a seconda dell'interlocutore! Propone ragionamenti distesi, a tratti ironici ma sempre incisivi, mai concilianti. Anche un ragazzino che gli chiede come intraprendere la professione del politico avrà la sua risposta, godibilissima e molto significativa anche per i nostri tempi.

Allo stesso tempo Dobbiamo disobbedire è un vaccino contro lo snobismo intellettuale. Parise difende la sua rubrica sul giornale in cui si prende la briga di rispondere a tutti, anche alle persone dal pensiero più semplice, magari ingenuo. Come nei Sillabari, si mette al centro la dignità di ogni individuo e il suo diritto di espressione, che è fondamento della democrazia.

Perché credo profondamente e dolorosamente nella democrazia in Italia, cioè nel grado di maturazione di tutti i cittadini italiani per un discorso pubblico (come pubblico è un giornale). E credo nella pedagogia insieme alla democrazia, perché non è possibile l'una senza l'altra.

L'interminabile pas de châle che i nostri governanti ballano da trent'anni con le parole è odioso. Esso è un segno stilistico tipicamente antidemocratico, ha lo stesso stile del loro potere (…) E tuttavia la loro danza di fantasmi non ha alcuna importanza perché la democrazia cammina per la sua strada.


[Goffredo Parise]

Senza scendere nei dettagli, tra i vari temi affrontati potrete leggere: il rapporto tra educazione e televisione, la salvaguardia del territorio italiano, la classe dirigente italiana, il rapporto con le ideologie. Si tratta di un libretto di una cinquantina di pagine, si fa prima a leggerlo, e Parise ha il dono della chiarezza.


Renato Gottuso, Lo scrittore Goffredo Parise visita a Pechino la fabbrica dei libretti rossi , 1970.


Cosa ha prodotto questo incontro tra uno scrittore e il suo pubblico di lettori? L'ultimo capitolo/contributo in Dobbiamo disobbedire è un pezzo di grande amarezza, ed è ciò che rimane dalla lettura di questo libro. 

Parise non trova interlocutori interessati ad una conversazione, la sua rubrica langue, nessuno sembra interessato a sfruttare l'occasione per un confronto sincero. Forse non esiste nemmeno una società italiana a cui rivolgersi. Una chiusura molto pessimista su un paese pericolosamente allo sbando, disinteressato all'esercizio della democrazia, asservito e obbediente.

Resta però il motto: dobbiamo disobbedire. E' vero che il pessimismo si insinua e sembra soffocare ogni iniziativa, ma il valore delle parole di Parise, la fede cieca nell'educazione e nell'esercizio della democrazia, non vengono affatto scalfite. Forse in questo pantano si può intravedere ancora qualche speranza, magari in qualche lettore.







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