martedì 11 marzo 2014

Augustus - John Williams



Augustus è l'ultimo romanzo scritto da Williams, con cui vinse il National Book Award nel 1973. Questo autore ha sicuramente avuto una fortuna editoriale molto curiosa, perlomeno in Italia. È impossibile entrare in una libreria senza sbattere in una bella pila di copie di Stoner, il suo romanzo più conosciuto. Diciamo che Williams fa tendenza da un po' di tempo. Mi è sembrato giusto anche a me partecipare alla riscoperta di questo autore, ho deciso di partire da Augustus.


J.E. Williams, Augustus. Il romanzo dell'imperatore, Castelvecchi 2013.

Williams dimostra versatilità con Augustus: un romanzo storico epistolare sulla figura di Ottaviano Augusto, dalla sua ascesa alla morte. Il mio primo pensiero appena ho preso in mano questo romanzo è stato: ci vuole coraggio. Quando si toccano figure storiche come Augusto ci si scontra con un intrico di studi e fonti. Sono personaggi radiografati da storici e intellettuali di tutte le epoche. Fare un passo falso è molto facile e, diciamolo, trovare imprecisioni o mostruosità nei romanzi storici è uno sport che piace a molta gente, anche a chi probabilmente non potrebbe nemmeno permetterselo. Durante la lettura ho cercato però di ricordarmi che si tratta pur sempre di un romanzo, anzi, soprattutto di un romanzo. Prima di tutto deve funzionare come tale, poi si può valutare la precisione storica.

Il primo aspetto che colpisce è la struttura. Williams costruisce il suo romanzo creando un repertorio di lettere, stralci di diari personali, bozze di opere storiche o autobiografiche. È originale e azzeccata l'idea di non far intervenire direttamente Ottaviano, la sua storia e il suo ritratto si costituiscono attraverso i punti di vista delle persone che gli stanno intorno. Se l'idea poteva essere interessante, il risultato non ha raggiunto a pieno le mie aspettative. Non ne emerge a mio parere un ritratto soddisfacente, si insiste sempre e solo su alcuni aspetti come l'aria schiva, l'intelligenza fredda, lo sguardo serio di ghiaccio. Mi aspettavo una riflessione più profonda e sfaccettata: il peso del potere e del suo mantenimento, il rapporto tra autorità e potere, tra l'immagine pubblica e quella privata, la complessità della politica romana. Non voglio dire che questi elementi non siano presenti ma credo che si potesse fare molto molto di più, soprattutto se si scomodano tanti interlocutori di così alto valore intellettuale. Cicerone e Antonio ridotti a fare solo giochini di potere mi fanno peccato.

Williams coinvolge davvero un numero incredibile di personaggi, anche molto famosi: Tito Livio, Mecenate, Cicerone, Virgilio, Orazio, Ovidio. Questo crea molta curiosità perché permette al lettore di sentire nella loro dimensione privata le voci  di tanti protagonisti della letteratura, magari studiati per le loro opere. Si capisce subito che il materiale ha delle potenzialità enormi, ma anche dei rischi notevoli. Il rischio più grande è dar vita a un romanzo sfacciatamente didattico, di quelli che tanto piacciono a tutti i professori di liceo alla disperata ricerca di qualcosa di vagamente attraente per i propri alunni. Devo dire che Williams non cade nel trabocchetto, sa gestire abbastanza bene il tutto e dimostra una conoscenza non troppo superficiale dei vari personaggi. Insomma, ha fatto i compiti a casa.

Augustus non è afflitto dallo spauracchio di qualsiasi romanzo storico: l'infodump. Questa è quell'abitudine dello scrittore un po' maestrino, un po' 'so tutto io', di spiegare qualsiasi cosa e di far vedere a tutti i costi ogni aspetto dell'epoca che si sta narrando, anche quando un'informazione non è richiesta dal contesto. Qua e là devo dire che ci sono spiegazioni di troppo e cose che un romano non avrebbe nessuno motivo di dire a un altro romano da tanto sono scontate, ma non disturbano più di tanto.



Epigrafe con la titolatura di Augusto


A proposito, noto con piacere che non c'è una descrizione pedante di Roma o delle varie ambientazioni, Williams ha scongiurato l'effetto guida turistica. Sarà che quando ha scritto Augustus non esisteva internet e Wikipedia? Ma soprattutto, carissimo Dan Brown, potresti imparare anche tu come si fa e non fracassarci le palle con i tuoi spiegoni da gita parrocchiale?

Come starete già capendo questo romanzo per alcuni aspetti non mi ha fatto impazzire. I miei dubbi si estendono anche sulla scelta stilistica. Williams è famoso per la sua prosa regolare e molto controllata, e questo d'accordo. Spesso però ho avuto la sensazione che l'esposizione fosse troppo essenziale, senza che sia aggiunto molto alle vicende così come sono esposte in un buon manuale di letteratura latina o storia romana. Ma a questo punto perché non leggersi direttamente le fonti antiche, oppure uno dei tanti saggi monografici su Augusto! Proprio perché è un romanzo si richiede maggiore capacità di modulare i colori della narrazione, di diversificare meglio le voci dei protagonisti. Il salto da esposizione di fatti noti a romanzo è riuscito a metà.

In breve, io lamento esattamente il contrario di quello che lamenterebbe uno storico, non è abbastanza romanzo! Resta il fatto che, per quanto mi riguarda, è un miracolo che uno scrittore riesca comunque a mantenere l'attenzione così viva, senza mai risultare pesante, con un romanzo fondamentalmente epistolare. La leggibilità è assoluta, è piacevole.

Vorrei adesso mettere in luce la cosa che meno mi ha convinto, anzi, che mi ha abbastanza infastidito. La parte centrale del romanzo, forse addirittura tutta la seconda metà, è dedicata quasi totalmente alle politiche matrimoniali di Augusto, che piazza qua e là amici e parenti. Al centro di questi calcoli politici c'è spesso la figlia Giulia, che sarà poi esiliata per i suoi costumi piuttosto libertini; queste vicende sono stranote. Il problema è che tutto questo occupa uno spazio del romanzo davvero esagerato, sembra che Augusto per tutto il suo principato non abbia pensato ad altro. Non si può ridurre il genio politico di Augusto a questo! Ci sta che si inseriscano queste vicende, che permettono anche di far sentire la voce di tante donne importanti e potenti, ma non può diventare il punto di vista esclusivo per un libro che si intitola Augustus e non Iulia o La famiglia di Augusto. Per altro, dato che tutto passa attraverso lettere e diari, non trapela nemmeno una grande tensione tra i personaggi coinvolti.

Alla fine del libro Ottaviano ripercorrerà tutta la sua vita in una lunga lettera, forse una delle parti migliori del romanzo, intima e vibrante. Questo migliora la mia impressione generale ma purtroppo non posso dire che l'Augusto di Williams sia stato per me un personaggio indimenticabile che mi rimarrà impresso.


Il romanzo ha delle qualità positive: il tema affascinante, la struttura non scontata, la fluidità e la piacevolezza della narrazione. Nonostante tutto quindi consiglio di leggerlo. Credo che a chi non abbia mai incontrato prima la figura di Ottaviano Augusto potrà trovare Augustus una lettura soddisfacente. Non è di certo un romanzo di sconvolgente bellezza e, ripeto per chi ancora non l'avesse capito, non ne faccio una questione di migliore o peggiore approssimazione storica

È piuttosto un problema di scelte narrative, di equilibrio interno, di accenti su aspetti secondo me sbagliati. È un romanzo che si a di narrare in maniera dignitosa una vicenda, senza mettersi alla prova con grandi temi, come avviene invece in un'opera di diversissima natura: Memorie di Adriano della Yourcenar. Ma questa è un'altra storia ...

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