martedì 25 febbraio 2014

Sillabari - Goffredo Parise



Dodici anni fa giurai a me stesso, preso dalla mano della poesia, di scrivere tanti racconti sui sentimenti umani, così labili, partendo dalla A e arrivando alla lettera Z. Ma alla lettera S, nonostante i programmi, la poesia mi ha abbandonato. E a questa lettera ho dovuto fermarmi. La poesia va e viene, vive e muore quando vuole lei, non quando vogliamo noi, e non ha discendenti. Mi dispiace ma è così. Un poco come la vita, soprattutto come l’amore.

[Goffredo Parise]



Parise, Sillabari, Adelphi.
I Sillabari sono due raccolte di racconti dalla struttura piuttosto particolare: i racconti, che ruotano ciascuno attorno a un tema, sono ordinati alfabeticamente. Il primo è stato pubblicato nel 1972, mentre il Sillabario n. 2 esce ben dieci anni dopo.

I racconti di Parise hanno come protagonisti una varietà di personaggi che non hanno gli strumenti adatti per poter vivere come vogliono, per perseguire i propri scopi. Un'umanità mai del tutto appagata, alle volte a un passo dalla felicità, altre volte precipitata in un vuoto spaventoso. In molti racconti queste nature già fragili e irrisolte subiscono i contraccolpi di incrinature del destino quasi impercettibili: un incontro, un evento, un desiderio che si risveglia.

Vi sono anche molti racconti dove si avverte un'atmosfera increspata di luce, di serenità. La beatitudine non fa parte dell'esperienza umana, ma un dolce speciale assaporato in piazza S. Marco a Venezia o un'estate al mare tra i piaceri del vino e del sole sono momenti preziosissimi. Prendono vita nei racconti: piccoli quadretti dai colori cangianti.

Parise adotta una lingua e una prosa non affettata, priva di belletti e ornamenti retorici. Alla varietà tematica non corrisponde una varietà strutturale. Il modo di raccontare, di porgere il racconto, è schietto, senza preamboli. Sfogliando i Sillabari si nota immediatamente come quasi tutti i racconti inizino allo stesso modo (Una volta …) o con variazioni minime. Questa non è sciatteria ma una scelta stilistica efficace, perfettamente coerente con il progetto dei Sillabari.

A una lettura superficiale i Sillabari appaiono intrisi di realismo, tuttavia forse non è proprio così. È vero, Parise è aderente alla realtà senza sovrastrutture idilliache o immaginifiche e i suoi soggetti hanno spesso un'estrazione umile, conoscono la fatica di vivere. Alle volte la caratterizzazione fisica si fa grottesca ed esasperata. Tuttavia Parise non ricerca né la descrizione analitica di una realtà storica, né vuole suscitare una certa compassione. Chi legge è invece chiamato a riconoscere dentro di sé ciò che sta leggendo. Si crea un'atmosfera confidenziale molto particolare per cui le fragilità e i sentimenti dei personaggi vivono attraverso il lettore. Credo che sia per questo motivo che spesso la prosa dei Sillabari viene percepita come poetica, sarebbe forse meglio dire lirica: è capace di agire in profondità e di alimentare la partecipazione soggettiva a ciò che viene narrato.

L'idea del sillabario potrebbe sembrare infelice, ordinare dei racconti in ordine alfabetico e incasellare ciascuno sotto una categoria o un concetto più o meno astratto e vasto non sembra di certo un'operazione invitante. Se uno non conoscesse minimamente la figura di Parise (come me prima di leggere i Sillabari) potrebbe pensare ad un testo con intenti didascalici di moralismo da quattro soldi o, per rimanere in tema di sillabari, da prima elementare. Naturalmente non è così. Mi sono accorto spesso che tra il tema del titolo e il racconto c'è sempre uno scarto, c'è un taglio prospettico obliquo, mai scontato e prevedibile.

I racconti dei Sillabari mi hanno dato la sensazione di essere testi adatti ad una lettura consecutiva, il valore aumenta e si definisce meglio se sono presi nella loro totalità. Non sono tutti emozionanti, magnetici, indimenticabili. Forse è una lettura che rende meglio quando si ha un'aspettativa modesta, richiede un certo controllo e perseveranza. Alle volte l'estrema semplicità è un muro più alto e ostile di qualsiasi metafora. Forse anche in questo si può notare il fine educativo (non didattico, non pedante!), richiamato per gioco o forse no da Parise. L'educazione ai sentimenti minimi.

Consiglio di leggere i Sillabari di Goffredo Parise come esercizio alla semplicità.

Teoricamente ogni persona che sappia leggere deve capire quello che scrivo. Lo deve capire perché ritengo di scrivere in modo semplice e chiaro, anche quando devo esprimere qualcosa che nella sua essenza è oscuro.

I lettori stiano in guardia da coloro che usano le parole 'difficili', perché sono persone che vogliono far credere di sapere cose che gli altri non possono sapere.


[Parise, Dobbiamo disobbedire]

sabato 15 febbraio 2014

LO. LI. TA.






VLADIMIR NABOKOV
A PROPOSITO DI UN LIBRO INTITOLATO LOLITA


Gli insegnanti di letteratura sono inclini a escogitare problemi come «Qual è l'intento dell'autore?», o, ancora peggio, «Che cosa sta cercando di dire questo tizio?». Ora, si dà il caso che io sia il tipo di autore che, quando comincia a lavorare a un libro, non ha altro intento se non quello di liberarsi del libro medesimo.
...
Certe tecniche all'inizio di Lolita hanno indotto alcuni dei miei primi lettori a credere che si trattasse di un libro licenzioso. Si aspettavano il crescendo di scene erotiche; quando quelle si interruppero, loro interruppero la lettura, sentendosi annoiati e traditi. Questa, sospetto, è una delle ragioni per cui non tutti i quattro editori hanno letto il dattiloscritto sino alla fine. Il fatto che l'avessero trovato più o meno pornografico non mi interessava. Il loro rifiuto di comprare il libro era motivato non dal mio modo di affrontare il tema, ma dal tema stesso: per quanto riguarda la maggior parte degli editori americani, infatti, ci sono almeno tre temi assolutamente tabù. Gli altri due sono: il matrimonio tra un negro e una bianca, o viceversa, che sia magnificamente riuscito e culmini in tanti figli e nipotini; e l'ateo impenitente che viva una vita felice e utile, e muoia nel sonno all'età di 106 anni.
...
Nessuno scrittore, in un paese libero, dovrebbe esser costretto a preoccuparsi dell'esatta linea di demarcazione tra il sensuale e l'erotico.
...
Immagino che certi lettori trovino eccitante lo sfoggio di frasi murali dei romanzi irrimediabilmente banali ed enormi, battuti con due dita da persone tese e mediocri, e definiti dai pennivendoli «vigorosi» e «incisivi».
 ...
Ci sono anime miti che giudicherebbero Lolita insignificante perché non insegna loro nulla. Io non sono né un lettore né uno scrittore di narrativa didattica. (...)
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Lolita non si porta dietro nessuna morale. 
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Per me un'opera di narrativa esiste solo se mi procura quella che chiamerò francamente voluttà estetica, cioè il senso di essere in contatto, in qualche modo, in qualche luogo, con altri stati dell'essere dove l'arte (curiosità, tenerezza, bontà, estasi) è la norma. Non ce ne sono molti, di libri così. Gli altri sono pattume d'attualità o ciò che alcuni chiamano la Letteratura delle Idee, la quale consta molto spesso di scempiaggini di circostanza che vengono amorosamente trasmesse di epoca in epoca.
...
Che il mio romanzo contenga varie allusioni agli impulsi fisiologici di un pervertito è verissimo. Ma dopotutto non siamo bambini, non siamo delinquenti minorili analfabeti, né collegiali inglesi che dopo una notte di baldorie omosessuali devono subire il paradosso di leggere i classici in edizione espurgata.
...
È infantile studiare un'opera di narrativa per trarne informazioni su un paese o su una classe sociale o sull'autore.

12 novembre 1956








lunedì 3 febbraio 2014

Carver Country. Il mondo di Raymond Carver.



Come nella migliore tradizione mi sono imbattuto per caso in questo volume. Mi ha guidato alla riscoperta di un autore che avevo un po' snobbato in passato. Non ho mai sentito il bisogno di curiosare nella vita di uno scrittore, sono dell'idea per cui l'opera dovrebbe parlare fondamentalmente da sé, certo con qualche infarinatura sul contesto storico o magari sulla sua genesi. Sicuramente non avrei scommesso su foto di luoghi e paesaggi, ritratti fotografici dello scrittore e delle sue persone più care, come mezzi per comprendere meglio un percorso letterario.
Sono costretto a ricredermi.




Tra tutte le bellissime foto di Bob Adelman raccolte in questo volume questa (sulla destra) è forse quella apparentemente più banale e priva di emozione. È una foto scandita da linee geometriche molto precise, verticali e orizzontali, domina il bianco. Si tratta della scrivania di Raymond Carver, siamo nel 1989, lo scrittore è morto da poco, è l'ultima delle sue tante postazioni di lavoro per via dei numerosi traslochi. La macchina da scrivere domina la scena, come in tante altre foto dove Carver è ritratto al lavoro su un racconto. Guardando a fondo ci sono dettagli che tradiscono una leggera malinconia: il posacenere è vuoto, non c'è il grande mucchio di mozziconi, ogni oggetto è perfettamente in ordine dal quaderno ai fogli per la macchina da scrivere. Nessun altro racconto uscirà più da quella macchina. 

Se si sposta lo sguardo verso l'alto, persa nel bianco della parete, c'è una piccola foto incorniciata. Chi è l'uomo della fotografia? Quella è una delle più famose foto che ritraggono Anton Čechov, autore che un secolo prima aveva rivoluzionato, o forse inventato, il genere del racconto. Čechov è un modello importante. Curiosamente, in un'altra fotografia dove Carver lavora seduto su una poltrona e si vede alle sue spalle una grande e affollata libreria, l'unico autore che riesco a leggere tra i dorsi dei libri è proprio Čechov. Il debito di Carver per questo grande autore è evidente: entrambi concepiscono il racconto come un frammento di una realtà più vasta dove il non detto supera spesso ciò che invece è effettivamente scritto, entrambi mirano all'essenzialità delle cose e a mettere a nudo la inquietudini dei loro personaggi.

Naturalmente non è questo il luogo per grandi analisi ma mi sembrava importante dimostrare come una semplice fotografia possa valere tanto quanto un piccolo saggio. Con questo vorrei far comprendere con quanta intelligenza e cura sia stato realizzato Carver Country.

Carver Country. Einaudi 2013
Carver Country è un viaggio nella vita di Raymond Carver attraverso molte fotografie, realizzate quasi tutte nel 1989 da Bob Adelman. Non si tratta quindi, per fortuna, di una sorta di album di famiglia, ma è nato principalmente per ripercorrere i luoghi e le persone che hanno maggiormente influenzato l'opera dello scrittore. Il progetto è voluto in prima persona da Carver che tuttavia non ne vedrà mai il compimento, morendo nel 1988.

Le fotografie dialogano pagina dopo pagina con dei passi tratti dai migliori racconti di Carver, con le sue poesie e con delle lettere inedite. Potrebbero sembrare accostamenti semplicistici, molto terra terra, spesso ciò che viene descritto è ciò che si vede nella foto. Ma questa estrema adesione alla realtà è insita nell'opera di Carver! Perché una serie di fotografie possa davvero aprire uno squarcio verso il mondo letterario di uno scrittore deve in qualche modo seguirne e valorizzarne la poetica. Tra le pagine di questo volume si leggono in proposito alcune riflessioni di Carver perfette nella loro sintesi:

La narrativa che a me personalmente interessa di più è quella che senz'altro ha punti di riferimento nel mondo reale. Naturalmente nessuna delle storie che racconto io è veramente accaduta. Ma c'è sempre un elemento, qualcosa che mi è stato detto o che ho visto io stesso, che funziona da punto di partenza.

Tutto quello che scrivo è 'autobiografico'. Be' è naturale che questo non va preso alla lettera, ma in effetti qualsiasi cosa scriviamo è in qualche modo autobiografica.

Naturalmente si deve essere bravi nel proprio mestiere quando si trasformano le storie della propria vita in narrativa. Bisogna essere molto audaci, avere capacità immaginative ed essere disposti a dire qualsiasi cosa su se stessi.

La cosa migliore è metterci un po' di autobiografia e un sacco di immaginazione.

Direi che ogni parola di commento a queste sarebbe superflua.

Come è risaputo la vita di Carver è stata molto intensa e travagliata e Carver Country ne ricostruisce una parabola. Non so dire se sia rispettato l'ordine cronologico della composizione dei vari testi tuttavia è chiaro il progetto di ripercorrere a grandi tappe anche il percorso di vita dell'autore. Ecco allora diventa più comprensibile l'insistente presenza nei suoi racconti della pesca, di paesaggi fluviali, della natura in genere. La pesca è una passione che l'autore ha fin da bambino e che coltiva per tutta la vita, entra nelle sue poesie oltre che nei suoi racconti, sorprendentemente senza pesanti coltri metaforiche, l'abbellimento retorico è quanto di più estraneo a Carver. Eppure anche queste poesie si fanno leggere e affascinano, costruite con apparente semplicità, come i racconti.

Un'altra sezione indaga sul periodo più tormentato della vita dello scrittore, il grande amore con la prima moglie molto burrascoso e estenuante, la precarietà economica e soprattutto l'alcolismo che segnerà il periodo più buio della sua vita. In questo caso sono decisamente più efficaci i racconti e, in particolare, le poesie, assolutamente da leggere.

Quando la vita di Carver sembra segnata ecco che si apre il periodo più sereno, seppur breve, con la nuova compagna, la poetessa e scrittrice Tess Gallagher. E le fotografie di Adelman si adeguano a questo nuovo clima di tenerezza e armonia, sempre con grande semplicità ed efficacia: ritratti della coppia sorridente, la madre mezza svitata, Carver al lavoro con la sua macchina da scrivere, un intenso ritratto dello scrittore col suo grande anello e la sempre presente sigaretta. 




Sulla scia di queste ultime fotografie si affronta anche il delicato momento della malattia e la morte di Carver, all'insegna dell'accettazione della fine e della gioia di aver finalmente trovato la felicità.





Leggere Carver Country è importante. Restituisce l'immagine di un'esistenza vissuta a fondo, inscindibile dalla dedizione totale alla scrittura. Questo volume non cade mai nel voyeurismo, non è un ricettacolo di curiosità e aneddoti sulla vita privata di uno scrittore, non fa nemmeno leva sull'emotività e la compassione del lettore. Attraverso un'alchimia riuscitissima tra testo e fotografia si ricrea appunto il mondo di Carver tra vita e letteratura.

È un libro da prendere, sfogliare, soffermarsi su un a poesia o una foto, per poi magari tornare indietro e seguire l'ordine proposto. Permette una conoscenza informale ma accurata dell'autore, in un'atmosfera confidenziale e franca. Ho apprezzato moltissimo il fatto che non c'è alcuna esaltazione postuma. Ancora una volta questo libro è sorprendentemente aderente alla poetica di Carver: ogni esistenza è unica, degna di essere narrata, ogni uomo vive tra avversità e gioia, nell'accettazione del proprio percorso.

Il mio problema sta ora in questo: è consigliabile leggere prima Carver Country per avvicinarsi a questo autore, per comprendere meglio i suoi racconti più famosi?
edizione Minimum Fax
Di Carver io non ho letto molto, ma ho avuto la fortuna di leggere direttamente la raccolta di racconti Da dove sto chiamando, in cui Carver raccoglie, poco prima di morire, quelli che lui considera i suoi racconti migliori, disposti a illustrare il suo percorso letterario. Fin dalle rime pagine ho capito che questi due progetti (Da dove sto chiamando e Carver Country) procedono parallelamente e si integrano tra loro. Gli estratti in Carver Country sono quasi tutti di racconti presenti anche in Da dove sto chiamando. I passi sono stati scelti con cura e rispecchiano, secondo me, l'essenza di ogni racconto da cui sono stati tratti, si presterebbero tranquillamente anche a una lettura indipendente. Trovo però che la scelta migliore sia quella di affiancare i due testi per una lettura alternata, procedendo di pari passo. È davvero rara, se non unica, quest'opportunità di approccio. Direi di coglierla senza timore! Quando mai capita di avere a disposizione, durante la lettura, un volume così agile e incisivo nel descrivere il mondo letterario di un autore? Invece che lunghi saggi, piccole intuizioni fotografiche … 'saggistiche'?
edizione Einaudi
Vedrete che i racconti acquisteranno migliore chiarezza, saranno ancora più preziosi. Senza dimenticare l'apporto fondamentale della poesia, vera sorpresa di questa mia lettura.

Mi dispiace non aver letto i racconti in questo modo, devo ammettere che alla lunga mi avevano un po' annoiato, non consiglio comunque di leggerli tutti d'un fiato. Ma devo dire che dopo Carver Country ho decisamente rivalutato l'impatto che i racconti hanno avuto su di me.